L’età adulta del welfare aziendale. Le PMI pronte per il rinnovamento del welfare del Paese

Il 75% delle PMI (3 su 4) ha un livello almeno medio di welfare aziendale
Dal 2016 le imprese che hanno raggiunto un livello alto o molto alto di welfare aziendale sono triplicate, dal 10,3% al 33,3%, accelerando negli ultimi due anni (+ 8%)

La crescita del welfare aziendale negli ultimi 2 anni è diffusa e figura un nuovo protagonista: il Terzo Settore (51,3% degli enti raggiunge un livello di welfare elevato, contro una media generale del 33,3%)

Le PMI punto di riferimento per le comunità grazie alla diffusione sul territorio e alla vicinanza alle famiglie
Il welfare aziendale può costituire la base di un nuovo welfare di comunità capace di promuovere la coesione sociale anche al di fuori delle aziende: le imprese raggiungono il 44% delle famiglie italiane

Per il 18% delle PMI il welfare aziendale è una leva strategica di gestione dell’impresa
Di queste più dell’80% ottiene i migliori risultati di impatto sociale. Conciliazione vita lavoro e sostegno economico le aree più in crescita

Il welfare aziendale contribuisce alla produttività e al successo economico
Il fatturato aumenta con il livello di welfare: sono in crescita il 28,8% delle imprese a livello di welfare iniziale e il 46,5% di quelle a livello molto alto

Assegnato il massimo rating 5W a 142 imprese Welfare Champion (22 nel 2017)

È stato presentato oggi a Roma il Rapporto Welfare Index PMI 2024 sullo stato del welfare nelle piccole e medie imprese italiane, giunto alla ottava edizione. L’iniziativa sullo stato del welfare nelle PMI italiane, è promossa da Generali Italia con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e con la partecipazione delle principali Confederazioni italiane Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato, Confprofessioni e Confcommercio. Si basa su un modello di analisi su dieci aree: 1) Previdenza e protezione, 2) Salute e assistenza, 3) Conciliazione vita-lavoro, 4) Sostegno economico ai lavoratori, 5) Sviluppo del capitale umano, 6) Sostegno per educazione e cultura, 7) Diritti, diversità, inclusione, 8) Condizioni lavorative e sicurezza, 9) Responsabilità sociale verso consumatori e fornitori, 10) Welfare di comunità.

Quest’anno hanno partecipato a Welfare Index PMI circa 7.000 imprese – più che triplicate rispetto alla prima edizione – di tutti i settori produttivi, di tutte le dimensioni e provenienti da tutta Italia. I risultati di Welfare Index PMI sono stati illustrati oggi a Roma alla presenza di: on. Eugenia Maria Roccella, Ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità; sen. Gaetano Nastri, Capo Questore del Senato; Giancarlo Fancel, Country Manager & Ceo Generali Italia; Massimo Monacelli, General Manager di Generali Italia; Giovanni Baroni, Vicepresidente Confindustria e Presidente Piccola Industria; Davide Peli, Presidente dei giovani imprenditori Confartigianato; Sandro Gambuzza, membro della Giunta Esecutiva, Confagricoltura; Gaetano Stella, Presidente Confprofessioni; Laura Bernini, Responsabile Settore Welfare pubblico e privato, Confcommercio; Barbara Lucini, Responsabile Country Sustainability & Corporate Responsibility di Generali Italia; Enea Dallaglio, MBS Consulting – A Cerved Company.

La maturità raggiunta dal welfare aziendale è la principale evidenza che emerge dal Rapporto di quest’anno: il 75% delle piccole e medie imprese italiane, 3 aziende su 4, ha infatti superato il livello medio di welfare aziendale. Triplica il numero di PMI con livello molto alto e alto, passando dal 10,3% del 2016 al 33,3% del 2024, con un aumento dell’8% negli ultimi due anni. Infine, si sono dimezzate le imprese a livello iniziale, il cui welfare consiste sostanzialmente nell’adozione delle misure previste dai contratti collettivi: dal 48,9% al 25,5%.
Dall’osservatorio emerge come si renda possibile fare leva sulle PMI per rinnovare il sistema di welfare del nostro Paese.
L’area più matura, con un tasso di iniziativa del 56,4%, è la conciliazione vita – lavoro. Seguono a breve distanza salute e assistenza, previdenza e protezione, tutela dei diritti, delle diversità e inclusione sociale, tutte con un tasso superiore al 50%. L’iniziativa delle imprese a sostegno delle famiglie per la cultura e l’educazione dei figli, con il 10% di imprese attive, sta invece muovendo i primi passi.

Il Rapporto 2024 dedica un approfondimento a un grande protagonista della scena sociale ed economica italiana: il Terzo Settore, che conta 125.000 organizzazioni iscritte al RUNTS (Registro Unico degli Enti del Terzo Settore). Il non profit in senso più ampio coinvolge 894 mila dipendenti, quasi 4,7 milioni di volontari, e produce un valore pari al 5% del PIL.
Il Terzo Settore esercita un duplice ruolo nel welfare aziendale: da un lato offre soluzioni di welfare ai propri dipendenti, dall’altro agisce come fornitore di servizi alle imprese. Gli enti del terzo settore che hanno raggiunto un livello alto e molto alto di welfare aziendale sono il 59,3%, contro il 33,3% delle imprese for profit. E in quasi tutte le aree i tassi di iniziativa sono superiori alla media delle PMI. In due aree, quelle che costituiscono la missione sociale di molti enti, raggiungono livelli di iniziativa molto superiori: nella responsabilità sociale verso consumatori e fornitori (87,2% contro 27,2%) e nella tutela dei diritti, delle diversità e dell’inclusione (82,5% contro 50,4%).

Le PMI punto di riferimento per le comunità grazie alla diffusione sul territorio e alla vicinanza alle famiglie
Una quota significativa della spesa di welfare nel nostro paese è a carico diretto delle famiglie, che sostengono il 22% della spesa sanitaria italiana, il 71% di quella assistenziale per la cura dei figli e degli anziani, il 16% della spesa per l’istruzione. Il welfare aziendale, trasferendo parte di questa spesa dalle famiglie alle imprese e trasformandola da individuale a collettiva, agisce come fattore di efficienza e di equità.

Le PMI raggiungono 11,3 milioni di famiglie con lavoratori dipendenti, il 44% delle famiglie italiane, appartenenti a tutte le fasce sociali, di cui 3,2 milioni a vulnerabilità alta o molto alta. Possono quindi rafforzare il proprio ruolo sociale erogando sostegni mirati in relazione alla condizione familiare o alla presenza di fragilità connesse alla necessità di assistere figli o persone anziane. Inoltre, le imprese possono costituire la base di un nuovo welfare di prossimità perché largamente diffuse nel territorio italiano: le PMI da 6 a 1.000 addetti, oggetto dell’indagine, sono 661.000.

Il welfare aziendale come leva strategica di gestione dell’impresa
Il 18% delle imprese oggetto dell’analisi sono caratterizzate da un welfare evoluto, ai più alti livelli di iniziativa e capacità gestionale, che considerano centrali gli obiettivi di soddisfazione dei lavoratori e di reputazione. Le aziende di questo profilo intendono il welfare come leva strategica per la sostenibilità dell’impresa e l’81% di esse ottiene i migliori risultati in termini di impatto sociale (il 53% molto alto). Determinanti l’impegno sociale coerente dell’impresa, la diffusione a tutti i livelli di una cultura aziendale orientata alla cura del benessere e alla valorizzazione delle persone, la valorizzazione delle iniziative con la comunicazione e il coinvolgimento dei collaboratori.

Il welfare contribuisce alla produttività e al successo economico
La quota di imprese con aumento di fatturato nel 2023 cresce pressoché linearmente con il livello di welfare aziendale, dal 28,8% di quelle con livello iniziale al 46,5% di quelle con livello molto alto. Gli anni successivi al contesto Covid, hanno visto una ripresa con velocità differenziate tra le piccole medie imprese italiane e quelle con livello molto alto di welfare aziendale hanno registrato la crescita più vigorosa, sia nel 2021 sia nel 2022. Rispetto agli indici di produttività, tanto il fatturato per addetto quanto il margine operativo lordo per addetto aumentano quasi linearmente al livello di welfare, raggiungendo i valori più elevati nel segmento delle imprese con livello molto alto di welfare aziendale: 470 mila euro in termini di fatturato per addetto (contro i 193 mila euro delle imprese con livello iniziale di welfare) e 29,4 mila euro in termini di margine operativo lordo per addetto (contro 10 mila euro).

Il welfare aziendale è poi correlato positivamente con la solidità finanziaria delle imprese: l’indebitamento, misurato come quota percentuale sul fatturato, decresce al crescere dei livelli di welfare, con una differenza di oltre cinque punti tra le imprese di livello iniziale (70,3%) e quelle di livello molto alto (64,5%). Inoltre, di particolare interesse è l’analisi della correlazione tra welfare aziendale e capacità competitiva delle imprese sui mercati internazionali: mediamente la quota di imprese esportatrici è dell’8%, ma passando dal livello iniziale ai livelli più elevati di welfare aziendale la quota quasi triplica, dal 5% al 14,1%.

Eugenia Maria Roccella, Ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, ha dichiarato: “La denatalità è la più grande questione del nostro tempo, perché porta con sé tutte le altre: la coesione sociale, la sostenibilità economica, l’ambiente, il senso del futuro. Il governo ha fatto della sfida demografica una propria priorità, in termini di visione, iniziativa e investimenti. Ma questa sfida richiede lo sforzo di tutti, non può essere affrontata solo attraverso la leva delle politiche pubbliche. In questa chiave il welfare assume una portata centrale e assolutamente decisiva, perché dalla capacità del mondo produttivo di agevolare la conciliazione vita-lavoro e di essere accogliente nei confronti della genitorialità passa la rimozione di uno dei più grandi ostacoli, materiali ma anche culturali, che disincentivano la natalità. Fin dal primo giorno noi abbiamo puntato molto sul coinvolgimento del lavoro e dell’impresa in questa sfida che ci riguarda tutti e deve coinvolgere tutti. Lo abbiamo fatto con misure concrete, dalla decontribuzione per le mamme lavoratrici ai fringe benefits, e con iniziative come il codice di autodisciplina per le imprese. Ma è un segnale incoraggiante il fatto che accanto all’impegno della politica e delle istituzioni si registri una crescente consapevolezza da parte del mondo produttivo.

Giancarlo Fancel, Country Manager & CEO Generali Italia, ha dichiarato: “L’edizione 2024 del Rapporto Welfare Index PMI evidenzia come una parte sempre più rilevante delle PMI abbia un elevato livello di welfare aziendale, che utilizza in chiave strategica e che estende alle famiglie dei dipendenti, fino all’intera comunità in cui opera. Il tessuto imprenditoriale italiano composto dalle piccole e medie aziende assume, dunque, un ruolo sociale importante, diventando punto di riferimento sul territorio. Come Generali, siamo certi che attraverso una partnership tra il settore pubblico e il privato che coinvolga le Istituzioni, gli enti territoriali, le famiglie, le imprese e il terzo settore si possa contribuire in maniera importante a rinnovare il welfare del Paese e a guardare con fiducia al futuro”.

Giovanni Baroni, Vicepresidente Confindustria e Presidente Piccola Industria ha dichiarato: “Il welfare si dimostra ancora una volta un’eccezionale leva per accelerare crescita, produttività e sostenibilità nelle nostre imprese. Tante sono le sue declinazioni: dalla conciliazione vita-lavoro, alla formazione del capitale umano per arrivare alla salute e benessere. Su ognuna di queste le aziende possono dare un contributo importante, facendo la differenza. Tuttavia, guardando alle priorità, senza dubbio la sanità integrativa rappresenta un tassello centrale di ogni politica di welfare. Non mi sorprende, quindi, che la presenza di fondi e polizze integrative nelle Pmi sia in continua crescita. La sanità integrativa, infatti, oggi copre quasi 16 milioni di italiani tra lavoratori e familiari intercettando circa 4,5 mld di risorse, a testimonianza di quanto le aziende, attraverso i contratti collettivi, stiano investendo in questa importantissima tutela di welfare che non è più solo appannaggio delle imprese grandi, anzi. In un Paese come il nostro, dove la spesa pubblica per la salute rimane una delle più basse d’Europa, circa il 6,5% del Pil, quanto le imprese possono fare a supporto della tutela sanitaria di lavoratori e familiari è straordinario, a dimostrazione del grande ruolo sociale che svolgono ormai in ogni territorio. E il nostro auspicio è che possa crescere ancora, arrivando a raggiungere fasce ancora più ampie della popolazione italiana, in un’ottica di integrazione e supporto del Welfare State pubblico”.

Davide Peli, Presidente dei giovani imprenditori Confartigianato ha dichiarato: “Stare bene in azienda fa bene all’azienda e rappresenta anche un fattore ‘attrattivo’ nei confronti dei giovani, per i quali la flessibilità, le opportunità di autorealizzazione, l’attenzione alla responsabilità sociale d’impresa, l’equilibrio tra attività professionale e vita privata sono elementi essenziali del rapporto di lavoro. Con il welfare aziendale si migliora la produttività, si ottimizzano le risorse economiche, si incrementa lo spirito di squadra indispensabile ad affrontare le nuove sfide imposte dalla trasformazione del mercato. Confartigianato è impegnata ad offrire risposte strutturate, servizi e assistenza alla crescente e diversificata domanda di welfare degli artigiani e delle micro e piccole imprese, delle famiglie e delle comunità. Da oltre 30 anni ci occupiamo del benessere dei nostri dipendenti con gli strumenti della bilateralità, garantendo interventi su misura per il sostegno al reddito, la tutela della salute, la formazione continua, l’aggiornamento professionale”.

Sandro Gambuzza, Vicepresidente di Confagricoltura ha dichiarato:”Il Welfare Index PMI e i risultati della sua ricerca si confermano fondamentali per le imprese del nostro comparto per poter misurare l’efficacia delle proprie iniziative di welfare e confrontarsi con le esperienze più avanzate del settore”, ha commentato Sandro Gambuzza, Componente della Giunta Esecutiva di Confagricoltura, a margine dell’evento Welfare Index PMI 2024 promosso da Generali Italia, che si è svolto nella cornice romana del Salone delle Fontane. “La presenza, anche quest’anno, di aziende associate alla Confederazione tra le premiate mi riempie di orgoglio e conferma l’attenzione che ha il settore primario italiano nella diffusone di efficaci politiche di welfare all’interno delle realtà aziendali”.“Dai risultati dell’ultimo rapporto appare evidente come le imprese stiano ormai raggiungendo un alto livello di welfare aziendale – ha continuato Gambuzza –, inteso in chiave strategica, estendendolo ai dipendenti e ai loro familiari, fino all’intera comunità. Parliamo di un ambito dagli importanti risvolti: dalle politiche di conciliazione vita-lavoro alla salute e all’assistenza per i familiari, dalla previdenza integrativa alla tutela dei diritti e delle pari opportunità, fino alla promozione dell’istruzione e della mobilità sociale per le nuove generazioni”.

Laura Bernini, Responsabile Settore Welfare pubblico e privato, Confcommercio ha dichiarato: “Le misure di welfare mirate a favorire una maggior conciliazione vita-lavoro e al rafforzamento del secondo pilastro previdenziale e assistenziale rappresentano un importante aiuto per le famiglie e un significativo passo volto al superamento del gender gap occupazionale, retributivo e conseguentemente pensionistico. Il sistema multipilastro di welfare nel quale da sempre crediamo e il recente rinnovo del nostro CCNL vanno in questa direzione al fine di perseguire efficienza, equità e inclusività, agendo su servizi e costi che, in assenza di interventi di tipo collettivo, sarebbero oneri a carico delle famiglie e delle categorie più fragili”.

Gaetano Stella, Presidente di Confprofessioni, ha dichiarato: «All’interno degli studi professionali il welfare ha radici profonde. Il prossimo anno celebreremo i vent’anni di attività della Cassa di assistenza sanitaria integrativa, nata dal Ccnl degli studi professionali per offrire prestazioni di assistenza sanitaria e socio-sanitaria ai dipendenti di studio. Un lungo percorso che nel corso degli anni ha portato a estendere le tutele di welfare ai familiari dei lavoratori e quindi a tutto il personale di studio fino a coprire i professionisti datori di lavoro. Oggi il welfare è un albero robusto – come conferma il Rapporto Welfare Index Pmi 2024, al quale Confprofessioni contribuisce fin dalla prima edizione – che cresce e si ramifica giorno dopo giorno. Richiede, però, particolari cure per assecondare i profondi cambiamenti economici e sociali che si registrano all’interno delle imprese e degli studi. In quest’ottica s’innesta il recente rinnovo del Ccnl degli studi professionali. Il rafforzamento delle tutele e il potenziamento degli strumenti di welfare (pensiamo all’introduzione della giornata della prevenzione) si focalizza, in particolare, su quelle realtà di più piccole dimensioni, nella consapevolezza che la salute e il benessere di tutti coloro che operano negli studi sia alla base di ogni processo di crescita. L’obiettivo è favorire una maggior produttività, certo; ma soprattutto una sempre più diffusa cultura del benessere che si estende nella sicurezza, nella formazione, nel sostegno al reddito e nella conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, coinvolgendo sempre più i lavoratori autonomi».

“Le imprese venete contribuiscono a generare un nuovo welfare di comunità”. L’articolo di Enea Dallaglio, Direttore di ricerca Welfare Index PMI

La crescita del welfare aziendale nella Regione Veneto rende possibile diffondere nel territorio nuovi servizi per il benessere delle famiglie e la coesione sociale.

Sono note le caratteristiche delle imprese venete: un sistema produttivo robusto e dinamico, capillarmente diffuso nel territorio, con 469 mila aziende di cui 52 mila PMI tra i 6 e i 1.000 addetti. Il Veneto produce il 9,2% del PIL italiano e i suoi livelli occupazionali sono sensibilmente superiori alla media nazionale.

Meno conosciuto ma altrettanto importante è il contributo che le imprese venete offrono al benessere delle comunità, integrando le prestazioni del welfare pubblico regionale.
Il Rapporto Veneto 2024 di Welfare Index PMI offre un’analisi approfondita delle iniziative del welfare aziendale e del loro impatto sociale. Il 25,5% delle imprese di questa regione sono classificate ad un livello di welfare alto o molto alto, con una crescita molto veloce negli ultimi anni: erano infatti l’11,4% nel 2016.

Un’analisi di 495 bilanci aziendali dimostra che le imprese che offrono ai dipendenti una gamma ampia di servizi ottengono i migliori risultati di business. Cresce dunque la consapevolezza dei vantaggi di lungo termine che le imprese possono ottenere grazie a efficaci politiche di welfare, e ciò determina una prospettiva di ulteriore espansione del loro impegno sociale e dell’offerta di servizi aziendali ai lavoratori e alle loro famiglie.

Le imprese venete raggiungono un milione di famiglie di tutte le condizioni sociali, circa metà della popolazione locale. Le istituzioni pubbliche sapranno cogliere l’opportunità determinata dalla crescita del welfare aziendale per promuovere progetti basati sulla cooperazione tra le componenti pubblica e privata del welfare?
Questa cooperazione è l’unica strada percorribile se si vuole creare e diffondere una nuova generazione di servizi sociali capaci di rispondere ai bisogni emergenti: dalla prevenzione e la cura personalizzata della salute all’assistenza agli anziani, dai servizi per la cura dei figli alla promozione delle pari opportunità, dall’istruzione e la qualificazione professionale per i giovani all’inclusione sociale per le persone fragili.

Scarica il Rapporto Welfare Index PMI Veneto 2024.
https://bit.ly/49EzAvf

di Enea Dallaglio, Partner MBS Consulting, Direttore di ricerca Welfare Index PMI.

In Lombardia la maggior quota di imprese che raggiungono un livello alto o molto alto di welfare aziendale

  • È quanto emerge dal Rapporto Welfare Index PMI Lombardia 2023: il 29% delle piccole e medie imprese della regione raggiunge un alto livello di welfare, superando la media nazionale (24,7%), un trend in continua crescita (dal 2016 più che raddoppiato)
  • Le imprese con politiche di welfare più mature attraggono talenti, migliorano il clima aziendale e ottengono anche migliori risultati economici
  • L’evento, presentato nella sede di Generali a Milano, è il primo focus territoriale che dà seguito ai risultati nazionali di Welfare Index PMI e che proseguirà nel corso dei prossimi mesi: a partire da Veneto e Toscana, in vista della presentazione del Rapporto Nazionale a giugno 2024

È iniziato il 6 novembre, nella sede di Generali Tre Torri a Milano, il roadshow dedicato al territorio per diffondere e promuovere la cultura del welfare aziendale tra le aziende di piccole e medie dimensioni, con la presentazione del Rapporto Welfare Index PMI Lombardia 2023. Welfare Index PMI è l’indice che valuta il livello di welfare aziendale nelle piccole e medie imprese ed è promosso da Generali con la partecipazione delle principali Confederazioni italiane: Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato, Confprofessioni e Confcommercio. L’evento è il primo focus territoriale che dà seguito al Rapporto Welfare Index PMI 2022, presentato a Roma lo scorso dicembre.

Barbara Lucini, Responsabile Country Sustainability & Social Responsibility di Generali Italia e Francesco Bardelli, Chief Health & Welfare and Connected Business Development Officer di Generali Italia e CEO di Generali Welion hanno dichiarato: “Oggi il progetto Welfare Index PMI si è evoluto in una nuova fase: con questa iniziativa avviamo un programma nei territori di approfondimento delle realtà del welfare aziendale e di incontro con le autorità locali e con le imprese. È un segno di maturità del progetto, che da sette anni monitora l’evoluzione del welfare aziendale nelle piccole e medie imprese italiane, e che dalla edizione dello scorso anno, con la pubblicazione del position paper “Il contributo del welfare aziendale al rinnovamento del welfare italiano”, promuove la partnership tra istituzioni nazionali, enti locali e imprese per rilanciare i sistemi di welfare e innovare i modelli di servizio”.

Le imprese lombarde sono trainanti sul piano economico, produttivo e sociale

La partecipazione delle imprese lombarde a Welfare Index PMI è particolarmente attiva: all’ultima edizione hanno aderito 1.343 imprese della regione, su un totale di 6.532. Sono lombarde 37 delle 121 Welfare Champion, le best practice premiate dal progetto, e 131 delle 565 Welfare Leader, il livello immediatamente successivo. La forza del sistema produttivo regionale genera il 22.7% del PIL italiano, con 945.000 imprese, 95 ogni mille abitanti, e sono ben 109.000 le imprese che hanno tra i 6 e i 1.000 addetti, comprese nel perimetro di Welfare Index PMI. Una capillarità che rappresenta anche un valore sociale di rilievo: le imprese, infatti, agiscono come soggetti sociali e non solo produttivi, assumendo responsabilità verso l’ecosistema in cui operano – lavoratori, famiglie, comunità nel territorio, consumatori, intermediari e fornitori.

La Lombardia è la regione con la maggiore quota di imprese che raggiungono un livello di welfare alto o molto alto: 29%, cinque punti sopra la media italiana, che si assesta al 24,7%. Una quota che è in continua crescita, ed è più che raddoppiata dal 2016, anno della prima edizione di Welfare Index PMI nazionale, quando la normativa rafforzò gli incentivi alle iniziative di welfare delle aziende.

Per quanto riguarda i territori provinciali, possono essere raggruppati in quattro fasce: l’area centrale metropolitana, Milano e Monza, con la quota maggiore di imprese a elevato livello di welfare (32,9%); la fascia Nord, con Bergamo e Brescia, con quote prossime alla media regionale (29,8%); Varese, Como, Lecco e Sondrio al 27,3%; infine la fascia Sud, costituita dalle province di Pavia, Lodi, Cremona e Mantova, con una quota del 22,5%, vicina alla media italiana.

In Lombardia sono attivi nel welfare aziendale tutti i comparti, con menzione particolare al Terzo Settore, costituito da enti non profit finalizzati all’iniziativa sociale, con ben il 55,3% che raggiunge un elevato livello di welfare, e il settore degli studi e servizi professionali, con una quota al 39,9%. A seguire le quote del commercio e servizi (29,8%), dell’industria (27,9%), dell’agricoltura (26,3%), e delle imprese artigiane (20%).

I fattori di maggior successo – dimensione dell’impresa e cultura aziendale – e l’impatto del welfare sui bilanci

Le aziende lombarde più grandi non dispongono solo di maggiori risorse economiche ma anche di competenze professionali necessarie a gestire le politiche di welfare, oltre ad avere nell’ampiezza del bacino di utenza un fattore di efficienza. La quota di imprese che raggiungono un livello di welfare elevato, che nelle piccole imprese con meno di 10 addetti è del 18%, cresce al 60% in quelle tra 51 e 100 addetti, e all’83,7% in quelle con più di 250 addetti. Si rivela dunque di grande importanza aiutare le piccole aziende ad associarsi e fornire loro servizi comuni per sostenere anche le rispettive politiche sociali.

Il principale fattore di successo, tuttavia, è la cultura aziendale: l’importanza che l’impresa attribuisce alle politiche sociali per i propri obiettivi strategici. Le imprese lombarde sono state segmentate in cinque profili di orientamento: le imprese che considerano il welfare aziendale come un fattore strategico per la sostenibilità dell’impresa ed elemento fondamentale per la propria attrattività nel mercato del lavoro; le imprese che manifestano buona consapevolezza del proprio ruolo sociale ma non hanno ancora sviluppato un’ampia gamma di iniziative; le imprese (33,6%), gestiscono il welfare come una componente del sistema retributivo e premiante; infine, le imprese che si occupano di welfare in modo marginale, per ottemperare a obblighi contrattuali e cogliere opportunità fiscali. Ebbene, tra le imprese del primo profilo, ovvero il welfare aziendale come leva strategica, l’85,8% su cento raggiungono un livello alto o molto alto di impatto sociale, contro il 6% di quelle che gestiscono il welfare come attività marginale.

Le imprese con politiche di welfare più mature attraggono talenti, migliorano il clima aziendale e ottengono anche migliori risultati economici: il rapporto presenta un’analisi sui bilanci 2022 di 535 imprese lombarde partecipanti a Welfare Index PMI. Uno dei più significativi indici di produttività, il margine operativo lordo per addetto, è di 18 mila euro nelle imprese con livello di welfare iniziale e raggiunge 46 mila euro in quelle con livello di welfare elevato. In un periodo difficile come il triennio 2019 – 2022, l’occupazione nelle imprese con livello di welfare iniziale è diminuita mediamente dell’8%, mentre in quelle con livello di welfare elevato è cresciuta del 6%, evidenza del fatto che il welfare aziendale contribuisce a generare risorse e ad attrarre talenti. Inoltre, concorre a determinare i risultati aziendali, migliorando la sostenibilità del business e permettendo dunque di attivare un “circolo virtuoso” tra l’impatto sociale e i risultati economici delle imprese.

Welfare Index PMI: il welfare aziendale è un fattore strategico per le imprese e una priorità per il Paese

Welfare Index PMI ha confermato che il welfare aziendale è un fattore strategico per le imprese e una priorità per il Paese, da supportare attraverso una partnership tra il settore pubblico e il privato. La fotografia sullo stato del welfare nelle PMI italiane si basa su un modello di analisi elaborato da Innovation Team, organizzato in dieci aree: 1) Previdenza e protezione, 2) Salute e assistenza, 3) Conciliazione vita-lavoro, 4) Sostegno economico ai lavoratori, 5) Sviluppo del capitale umano, 6) Sostegno per educazione e cultura, 7) Diritti, diversità, inclusione, 8) Condizioni lavorative e sicurezza, 9) Responsabilità sociale verso consumatori e fornitori, 10) Welfare di comunità. In tutti gli ambiti le piccole e media imprese lombarde si assestano al di sopra della media italiana.

Rispetto all’analisi dei fattori critici di successo nella gestione delle politiche di welfare aziendale, ovvero il coinvolgimento dei lavoratori, l’individuazione dei bisogni e la comunicazione, le imprese lombarde con livello elevato di welfare iniziale coinvolgono i lavoratori con incontri e indagini (79,6% contro una media del 33,6%), comunicano in modo completo e sistematico le iniziative (66,7% contro 36,1%), effettuano rilevazioni dei bisogni e della soddisfazione dei loro dipendenti (77% contro 8,8%).

Nel corso dei prossimi mesi, saranno realizzati ulteriori due focus territoriali in Veneto e in Toscana, in attesa di presentare il Rapporto Nazionale Welfare Index 2023 il prossimo giugno.

 

“Le imprese lombarde, un’esperienza avanzata di welfare aziendale”. L’articolo di Enea Dallaglio, Direttore di ricerca Welfare Index PMI

Con l’evento del 6 novembre 2023 presso la Torre Generali a Milano, nel quale abbiamo presentato il primo rapporto sul welfare aziendale in Lombardia, il progetto Welfare Index PMI è entrato in una nuova fase. Oltre a proseguire le attività di ricerca per il rapporto nazionale, che assume cadenza biennale, intendiamo promuovere il welfare aziendale con le analisi locali, incontrando le autorità regionali e le imprese del territorio. Già stiamo preparando le due prossime iniziative, all’inizio del nuovo anno, in Veneto e Toscana.

Questa evoluzione è un segno di maturità del progetto, che fa seguito alla pubblicazione, nel 2022, del position paper “Il contributo del welfare aziendale al rinnovamento del welfare italiano”.
Le esperienze che da sette anni stiamo monitorando hanno infatti acquisito un valore che supera i confini strettamente aziendali, proponendosi come contributo al rilancio dei sistemi di welfare del nostro Paese e sollecitando una partnership tra le istituzioni e le imprese. Il welfare italiano è in gran parte gestito dalle regioni e dagli enti locali, è dunque nel territorio che dobbiamo promuovere questo approccio di collaborazione e sussidiarietà.

Inoltre, la decisione di portare Welfare Index PMI nel territorio si propone lo scopo di incontrare le imprese in modo più ampio e diretto, come è accaduto con l’evento di Milano al quale hanno partecipato, con numerose altre, le 37 Welfare Champion lombarde. Una rappresentanza delle tantissime imprese di questa regione partecipanti al progetto: oltre 1.300, su un totale in Italia di 6.500.

La scelta di partire dalla Lombardia non è casuale. Infatti, le imprese lombarde sono trainanti non solo sul piano economico e produttivo, ma anche sotto il profilo sociale

Com’è noto, Welfare Index PMI elabora un indice che misura il livello di welfare delle aziende e permette di classificarle su una scala omogenea. La Lombardia è la regione con la maggiore quota di imprese che raggiungono un livello di welfare alto o molto alto: 29%, cinque punti sopra la media italiana.

Ma il rapporto non fornisce solo indici di misurazione. Una parte significativa è l’analisi dei fattori critici di successo del welfare aziendale, e di come questi si correlino al profilo strategico delle imprese. Queste si distinguono non solo per l’ampiezza dei servizi offerti ai dipendenti ma per la capacità di gestire e valorizzare le politiche di welfare: la proattività (ovvero quanto le iniziative sono progettate autonomamente dall’azienda e non solo in esecuzione delle disposizioni contrattuali), il coinvolgimento dei lavoratori, la rilevazione dei bisogni, la verifica del gradimento e dell’utilità dei servizi adottati. Ancor più determinante è la cultura sociale dell’impresa, identificabile con l’importanza che assumono le politiche sociali e di welfare nella strategia aziendale.

Abbiamo segmentato le imprese in cinque profili, e di ognuno abbiamo misurato i risultati in termini di impatto sociale.
Il primo profilo è costituito da quelle che considerano il welfare aziendale come un fattore strategico per la sostenibilità dell’impresa: negli ultimi anni sono molto aumentate in Lombardia, raggiungendo il 18% del totale. Un secondo gruppo comprende quelle (22% del totale) che manifestano buona consapevolezza del proprio ruolo sociale, ma non hanno ancora sviluppato un’ampia gamma di iniziative. La maggioranza delle imprese (33,6%) gestiscono il welfare come una componente del sistema retributivo e premiante: il loro impegno è importante ma settoriale. Infine, le imprese che si occupano di welfare in modo marginale, per ottemperare a obblighi contrattuali e cogliere opportunità fiscali: queste sono il 26% e diminuiscono ogni anno. Ebbene, tra le imprese del primo profilo (welfare aziendale come leva strategica), 86 su cento raggiungono un livello alto o molto alto di impatto sociale, contro il 6% di quelle che gestiscono il welfare come attività marginale. Gli altri due gruppi si collocano, per impatto sociale, in una posizione mediana.

Le imprese con politiche di welfare più mature ottengono anche migliori risultati di business: produttività, redditività, crescita del fatturato e dell’occupazione. Abbiamo analizzato i bilanci 2022 di più di 500 imprese lombarde partecipanti a Welfare Index PMI, e correlato le misure di welfare con le performance economiche. Prendiamo per esempio una misura di produttività come il margine operativo lordo per addetto: è di 46 mila euro nelle imprese con livello di welfare elevato, più che doppio rispetto alle imprese a livello iniziale (18 mila euro). Quanto all’occupazione, in un periodo difficile come il triennio 2019 – 2022 essa è cresciuta mediamente del 6% nelle imprese con livello di welfare elevato, mentre in quelle a livello iniziale diminuiva dell’8%.

Chiariamolo bene: noi non sosteniamo che il welfare aziendale determini i risultati dell’impresa. Pensiamo che contribuisca a gestire l’azienda in modo lungimirante, integrando gli obiettivi e le leve tradizionali di business con gli obiettivi e le azioni che permettono di migliorare il benessere delle comunità con cui l’azienda interagisce: i lavoratori e le loro famiglie, le comunità nel territorio, le aziende dell’indotto, ovviamente gli intermediari e i clienti. E non ci stupisce che tutto ciò produca effetti positivi sui risultati aziendali.

Il welfare aziendale permette dunque di attivare un circolo virtuoso tra l’impatto sociale e i risultati economici delle imprese

A mio avviso questo è il suo principale carattere innovativo, perché configura un modello di welfare che non si limita a distribuire risorse ma contribuisce a generarle. 

Una recente ricerca di Cerved – Innovation Team stima in circa 800 miliardi la spesa complessiva di welfare pubblico e privato in Italia: per l’80% spesa pubblica, per il 17% a carico diretto delle famiglie e 3% spesa privata collettiva e aziendale. La prospettiva è chiara: in uno scenario caratterizzato dalla debolezza del PIL e dalla stagnazione dei redditi, né la spesa pubblica né quella familiare sono in grado di crescere. La componente più piccola del sistema, il welfare aziendale, è invece in grado di accrescere notevolmente il proprio contributo.

Ma non è questo l’unico apporto del welfare aziendale. Le imprese, per la vicinanza che hanno alle famiglie, sono in grado di individuarne i bisogni e sviluppare soluzioni puntuali e facilmente accessibili. Scorrete, per favore, le storie aziendali pubblicate nel sito e nei rapporti Welfare Index PMI: vi troverete una grande ricchezza di iniziative originali e innovative, basate sulla prossimità. Dunque, nel panorama del nostro sistema di welfare, il welfare aziendale è un fattore agile di innovazione dei modelli di servizio.

Ed è un fattore di equità sociale. Il fatto che una quota importante della spesa di welfare sia a carico diretto delle famiglie genera infatti sperequazioni. Prendiamo, per esempio, la spesa familiare per la salute in Lombardia: essa incide maggiormente sul bilancio delle famiglie più povere (6,7% del reddito) che sulle famiglie affluenti (3,7%). Il welfare aziendale contribuisce all’equità trasformando la spesa individuale in collettiva, trasferendola dalle famiglie alle imprese, e facendo in modo che le famiglie meno abbienti non siano escluse da prestazioni essenziali.

La Lombardia può dunque contare sul proprio robusto sistema di imprese e sul loro impegno sociale per arricchire le proprie capacità di welfare.

Sono presenti in regione 945 mila imprese, 95 ogni mille abitanti. Le PMI della fascia da 6 a 1.000 addetti, oggetto della nostra indagine, sono 109 mila. Pensate, con questa diffusione nel territorio, quale impatto sociale potrebbe avere una strategia, incoraggiata e coordinata dalle istituzioni pubbliche, di rinnovamento del sistema di welfare facendo leva sulle imprese.

Il Rapporto Lombardia 2023 inquadra le iniziative di welfare aziendale nel contesto sociale della regione. Grazie al dinamismo delle imprese, i livelli di occupazione e di mobilità sociale sono molto migliori della media italiana. Inoltre, la regione dispone di servizi di livello europeo, soprattutto nel sistema ospedaliero e in quello scolastico e universitario. Eppure, anche la Lombardia fronteggia sfide sociali che si vanno aggravando, dalla povertà alle difficoltà di inserimento per i giovani, al deperimento delle capacità di prestazione nel sistema sanitario e in quello assistenziale.

Il 35% delle imprese lombarde sono attive in ambito sanitario. Dalle nostre indagini sulle famiglie emergono due esigenze principali: da un lato rendere più accessibili le prestazioni, eliminando le barriere economiche e le liste d’attesa che limitano il diritto alla salute; dall’altro disporre di una maggiore qualità dei servizi, per ricevere un’assistenza personale e continua e non solo cura ma prevenzione. Cresce inoltre la domanda di assistenza domiciliare qualificata per gli anziani. Sono sfide che il welfare aziendale può contribuire ad affrontare in modo efficace.

Veniamo alle pari opportunità. Anche in Lombardia il gender gap resta elevato, soprattutto nelle opportunità di carriera. Ma esaminiamo l’impatto del welfare aziendale sulla presenza di donne nelle posizioni di responsabilità: la loro quota è del 25% nelle aziende a livello di welfare iniziale e sale al 38% nelle aziende con un welfare evoluto. Il welfare aziendale può dunque fare molto per l’affermazione professionale delle donne, con misure di flessibilità che favoriscano la conciliazione tra le esigenze di vita familiare e il lavoro, offrendo servizi per la cura dei figli, diffondendo culture aziendali capaci di valorizzare la diversità.

Anche in Lombardia è necessario rilanciare l’ascensore sociale per le giovani generazioni. I NEET, persone che non studiano e non lavorano, sono il 13% delle persone sotto i 30 anni; il tasso di abbandono scolastico prima del conseguimento di un diploma è del 9,9%; solo il 32% arrivano alla laurea: indici regionali migliori di quelli nazionali ma non per questo accettabili. Le aziende possono affrontare queste sfide aiutando le famiglie a sostenere il percorso di istruzione dei figli. È l’area più nuova del welfare aziendale, nella quale sono attive sinora poco più del 13% delle imprese lombarde.

Sulla previdenza integrativa si gioca una partita importante, per evitare un futuro di anziani poveri. Solo il 38% dei lavoratori in Lombardia sono iscritti ai fondi pensione integrativi, una media di poco superiore a quella nazionale. Il welfare aziendale offre soluzioni di previdenza complementare, ma può fare molto di più agendo sull’informazione per accrescere la consapevolezza previdenziale dei lavoratori e diffondendo servizi per supportare le scelte di pianificazione previdenziale.

Concludiamo col tema della fragilità sociale. Non si tratta solo della povertà, che pure è presente in Lombardia, dove 660 mila famiglie (15% del totale) sono in condizione di povertà relativa o a rischio di povertà. La vulnerabilità dipende non solo dal reddito ma anche da fattori come i figli a carico o gli anziani da assistere. L’inflazione di questi anni ha fortemente peggiorato il tenore di vita delle famiglie più vulnerabili, che per il 43% dei casi sono famiglie di lavoratori dipendenti, quindi raggiungibili dalle aziende. Possiamo pensare, anche utilizzando i fringe benefit messi a disposizione dalle recenti leggi, a una nuova generazione di politiche di sostegno sociale gestite dalle aziende in modo efficiente e non dispersivo, ovvero mirate a chi ne ha veramente bisogno?

Il Novecento ci ha lasciato in eredità valori irrinunciabili, tra questi il welfare state. Ma alcuni principi che lo organizzano sono da tempo in crisi, come l’idea che spetti alle aziende produrre ricchezza, allo stato e solo allo stato distribuirla per garantire il benessere e la coesione sociale. A quest’idea si affiancò, a partire dagli anni ’80, il paradigma della complementarietà, che affida al welfare pubblico la prestazione di servizi universali e a soluzioni private il compito di integrarli a vantaggio di chi ha maggiori possibilità. Oggi i sistemi pubblici restano fondamentali, a garanzia dei diritti di tutti; ma dobbiamo riconoscere che per motivi irreversibili, legati all’invecchiamento demografico e alle difficoltà di bilancio, il carattere universalistico delle prestazioni pubbliche si sta sgretolando, provocando l’esclusione di fatto di molti cittadini da prestazioni essenziali. A me pare che in futuro sarà sempre più necessario affidarsi a un nuovo paradigma dall’origine antica, quello della sussidiarietà, nel quale le imprese agiscono come soggetti sociali oltre che economici, aggregando le comunità e agendo in prima istanza per fornire, nel modo più efficiente, servizi essenziali per il benessere delle famiglie. Ma di tutto ciò discuteremo a lungo.

Quel che è certo è che, grazie all’iniziativa di welfare delle imprese, la Lombardia si propone come laboratorio di innovazione sociale.

di Enea Dallaglio, Partner MBS Consulting, Direttore di ricerca Welfare Index PMI

 

 

“Il nuovo welfare si genera nel territorio”. L’articolo di Enea Dallaglio, Direttore di ricerca Welfare Index PMI

Il welfare pubblico è gestito in larga misura dalle regioni e dagli enti locali, ed è a questo livello che occorre promuovere una più approfondita conoscenza delle esperienze aziendali, la condivisione di obiettivi e progetti, la partnership tra istituzioni e imprese.

È un momento importante per la coesione sociale nel nostro Paese. La stagnazione dei redditi e l’inflazione hanno impoverito le famiglie, mentre prosegue il deperimento delle capacità di prestazione di molti servizi fondamentali: dalla salute all’assistenza, dalla previdenza all’istruzione. Ma ci sono anche importanti notizie positive, per esempio gli investimenti del PNRR nell’innovazione dei servizi pubblici. E tra le più positive segnaliamo la consapevolezza del proprio ruolo sociale raggiunta dalle imprese e l’estensione delle iniziative del welfare aziendale, molte delle quali configurano una innovazione dei modelli di servizio.

Oggi il welfare aziendale è in grado di contribuire in modo rilevante al rinnovamento generale del welfare italiano, e la scelta di portare il progetto Welfare Index PMI nel territorio ha lo scopo di favorire questa prospettiva. Il nostro welfare pubblico, infatti, è gestito in larga misura dalle regioni e dagli enti locali, ed è a questo livello che occorre promuovere una più approfondita conoscenza delle esperienze aziendali, la condivisione di obiettivi e progetti, la partnership tra istituzioni e imprese.

Il progetto di Welfare Index PMI per i territori

Il 6 novembre 2023, presso la Torre Generali a Milano, sarà presentato il primo rapporto sul welfare aziendale in Lombardia. Inizia in questo modo una nuova fase del progetto Welfare Index PMI che avvia un’azione per promuovere il welfare aziendale con focus analitici territoriali e incontri con le autorità e le imprese. Dopo la Lombardia seguiranno analoghe iniziative in altre regioni e aree.
Il Rapporto Lombardia 2023 sosterrà questa prospettiva esaminando il contesto sociale della regione e le sfide principali da affrontare, misurando l’impatto sociale ottenuto dalle iniziative delle imprese, presentando proposte per fare del welfare aziendale il nucleo di un nuovo welfare di comunità.

di Enea Dallaglio, Partner MBS Consulting, Direttore di ricerca Welfare Index PMI

 

Welfare Aziendale: un patto sociale per il Paese, un fattore strategico per le imprese, una priorità per le istituzioni.

Il welfare aziendale continua a crescere: oltre il 68% delle PMI italiane supera il livello base. Non solo le grandi aziende, anche le microimprese puntano sul welfare: aumentate dal 7,7% del 2017 al 15,1% del 2022

Le PMI con il welfare più elevato generano un maggiore impatto sociale su persone e comunità
Favoriscono occupazione di giovani e donne; promuovono inclusione e diversità; incentivano formazione e sviluppo del capitale umano

Il welfare contribuisce all’aumento di produttività e fatturato.
Nel 2021 l’utile delle PMI con livello di welfare elevato è risultato doppio rispetto a quelle con welfare a un livello base (6,7% contro 3,7%).

Il welfare aziendale strumento di resilienza.
PMI con welfare elevato hanno contenuto in modo migliore gli effetti della pandemia e oggi mostrano maggiore slancio nella ripresa.

Assegnato il massimo rating 5W a 121 imprese Welfare Champion (22 nel 2017).
Welfare Index PMI promuove le PMI italiane in Europa con SME EnterPRIZE: l’iniziativa di Generali che premia i modelli di business sostenibili delle imprese europee.

Oltre 6.500 le imprese che hanno partecipato alla settima edizione di Welfare Index PMI: provenienti da tutta Italia e di tutte le dimensioni, rappresentano tutti i settori produttivi.

6 dicembre – Roma. È stato presentato oggi a Roma il Rapporto Welfare Index PMI 2022 sullo stato del welfare nelle piccole e medie imprese italiane, giunto alla settima edizione. La fotografia sullo stato del welfare nelle PMI italiane si basa su un modello di analisi organizzato in dieci aree: 1) Previdenza e protezione, 2) Salute e assistenza, 3) Conciliazione vita-lavoro, 4) Sostegno economico ai lavoratori, 5) Sviluppo del capitale umano, 6) Sostegno per educazione e cultura, 7) Diritti, diversità, inclusione, 8) Condizioni lavorative e sicurezza, 9) Responsabilità sociale verso consumatori e fornitori, 10) Welfare di comunità.

Oggi il welfare aziendale ha raggiunto un alto livello di maturità e continua a crescere la consapevolezza del ruolo sociale nelle PMI: oltre il 68% delle piccole e medie imprese italiane ha superato il livello base di welfare aziendale. Raddoppia inoltre il numero di PMI con livello molto alto e alto, passando dal 10,3% del 2016 al 24,7% del 2022. Oggi il welfare aziendale non è più solo appannaggio delle grandi imprese, ma anche delle microimprese.
La quota di imprese con livello elevato di welfare è massima (70,7% nel 2022 vs 64,1% nel 2017) tra quelle con oltre 250 addetti e molto rilevante (66,8% vs 59,8% nel 2017) nelle PMI tra 101 e 250 addetti. Raddoppiano le microimprese (da 6 a 9 addetti) con un livello elevato di welfare che passano dal 7,7% del 2017 al 15,1% del 2022. L’incremento è dovuto in buona parte alla semplificazione delle normative e alle risorse pubbliche stanziate per la protezione sociale, incoraggiando le aziende, anche le più piccole, a impegnarsi a propria volta a sostegno delle famiglie.

Marina Elvira Calderone, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha dichiarato: “Il welfare è un volano in grado di far crescere la produttività, grazie ad un migliore coinvolgimento dei lavoratori nei processi aziendali. Conoscere e accompagnare i bisogni dei dipendenti è quell’attenzione che denota una chiara e precisa volontà di dare al lavoro una dimensione più ampia. Un coinvolgimento che quasi sempre è ripagato da una rinnovata dedizione alla mission aziendale in grado di aumentare efficienza e produttività. In quest’ottica, il welfare diventa un’opportunità per le aziende e per i suoi lavoratori e viceversa”.

Giancarlo Fancel, Country Manager & CEO Generali Italia, ha dichiarato: “Il welfare aziendale è un fattore strategico per le imprese e una priorità per il Paese, anche per raggiungere gli obiettivi del PNRR attraverso una partnership tra il settore pubblico e il privato. Oggi il nostro rapporto Welfare Index PMI certifica come chi ha programmi di welfare evoluti ha maggior successo come impresa, investendo, tra gli altri, in Sanità, Formazione e Inclusione Sociale. Le aziende sono in prima linea nel produrre innovazione sociale a fianco delle famiglie e dei territori in cui operano, intercettando i bisogni emergenti, come dimostrano le migliori iniziative sociali delle realtà presenti in questa edizione”.

Quest’anno hanno partecipato a Welfare Index PMI oltre 6.500 imprese – triplicate rispetto alla prima edizione – di tutti i settori produttivi, di tutte le dimensioni e provenienti da tutta Italia. L’iniziativa è promossa da Generali Italia con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e con la partecipazione delle principali Confederazioni italiane: Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato, Confprofessioni e Confcommercio.
I risultati di Welfare Index PMI sono stati illustrati oggi a Roma alla presenza di: Marina Elvira Calderone, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali; Giancarlo Fancel, Country Manager & Ceo Generali Italia; Massimo Monacelli, General Manager di Generali Italia; Giulio Natalizia, Vice Presidente dei Giovani Imprenditori con delega allo sviluppo dei territori di Confindustria; Sandro Gambuzza, Vice Presidente di Confagricoltura; Fabio Menicacci, Presidente Welfare Insieme di Confartigianato; Marco Natali, Componente di Giunta di Confprofessioni e Presidente di Fondoprofessioni; Marco Abatecola, Responsabile Settore Welfare Pubblico e Privato di Confcommercio – Imprese per l’Italia; Barbara Lucini, Responsabile Country Corporate Social Responsibility di Generali Italia; Enea Dallaglio, Partner Innovation Team – Gruppo Cerved.

Le PMI con il welfare più elevato generano un maggiore impatto sociale su persone e comunità.

Le PMI con welfare più evoluto ottengono un maggiore impatto sociale sui propri stakeholder: lavoratori e loro famiglie, fornitori, clienti e comunità. Inoltre, contribuiscono molto di più della media alla crescita dell’occupazione di donne e giovani.
Le imprese che concepiscono il welfare come leva strategica di sviluppo sostenibile sono raddoppiate, da 6,4% del 2016 a 14,1% del 2022. Ben l’87,5% di queste aziende genera un impatto sociale di livello elevato, contro una media generale del 38%. Per le PMI ad uno stadio iniziale di sviluppo del welfare aziendale tale percentuale si ferma al 6%.
Delle dieci aree del welfare aziendale, quelle dove le imprese sono più impegnate sono: Sicurezza e condizioni lavorative (74% delle PMI con livello alto e molto alto), Welfare di comunità (66,5%), Diritti, diversità e inclusione (47,8%) e Formazione e sviluppo del capitale umano (40,6%).
Gli ambiti di impatto sociale senza dubbio più importanti sono la promozione del lavoro e della mobilità sociale, la possibilità offerta ai giovani di raggiungere un’occupazione stabile, il sostegno ai diritti e alle pari opportunità per le donne lavoratrici.

Il welfare contribuisce all’aumento di produttività e fatturato.

Uno dei contributi più interessanti del rapporto Welfare Index PMI è l’analisi dinamica della correlazione degli indici di welfare con i bilanci di un campione di circa 2.600 imprese nell’arco di tre anni (2019, 2020 e 2021, realizzata in collaborazione con Cerved), un periodo segnato dalla pandemia Covid e dalla successiva ripresa, al termine del quale oggi possiamo valutare il contributo dato dal welfare aziendale alla resilienza del sistema produttivo. Le imprese con un welfare più evoluto ottengono performance di produttività decisamente superiori alla media, crescono molto più velocemente nei risultati economici e nell’occupazione. Nel 2021 l’utile sul fatturato delle aziende con livello di welfare molto alto è stato doppio rispetto a quello delle aziende a livello base: 6,7% contro 3,7%. E altrettanto grande è risultato il divario nel MOL (Margine Operativo Lordo) pro capite che misura la produttività per singolo addetto. Tra le imprese con livello molto alto di welfare aziendale l’indice di produttività MOL / fatturato è cresciuto da 9,4% nel 2019 a 11% nel 2021, rispetto a un incremento dello 0,2% tra le imprese ad un livello base di welfare. Anche gli indici di redditività seguono la stessa dinamica.

Il welfare aziendale strumento di resilienza.

Per la prima volta l’analisi dimostra che il welfare aziendale è un fattore di resilienza. Lo studio, infatti, approfondisce anche la correlazione tra livelli di welfare aziendale e i risultati economici per cluster omogenei di imprese per impatto della crisi (2020) e intensità della ripresa (2021). In ognuno di questi cluster, le PMI con un welfare più evoluto hanno tenuto meglio nella pandemia e dimostrato maggiore slancio nella ripresa. Ad esempio, nel gruppo di imprese appartenenti ai settori economici più colpiti dalla crisi, il Margine Operativo Lordo per addetto nel periodo 2019-2021 è cresciuto del 50,5% tra le PMI con livello elevato di welfare, mentre è diminuito del 15% tra quelle con livello base. Allo stesso modo, l’indice di redditività (utile / fatturato) è cresciuto di 2 punti percentuali tra le prime e di 0,4 p.p. tra le seconde.

Presentato il Position Paper “Il contributo del welfare aziendale al rinnovamento del welfare italiano”.

Nell’occasione, è stato presentato per la prima volta il Position Paper firmato dagli esperti del Comitato Guida Welfare Index PMI intitolato “Il contributo del welfare aziendale al rinnovamento del welfare italiano”. Le iniziative delle imprese, se adeguatamente sostenute, possono crescere ulteriormente nell’interesse stesso delle PMI. La spesa totale del welfare pubblico e privato italiano nel 2021 ammonta a 785 miliardi. L’80% di questo flusso, 627 miliardi, è a carico dello Stato. Una quota molto rilevante, 136,6 miliardi (pari al 17,4% del totale), è a carico diretto delle famiglie: in media 5.300 euro per famiglia. Una terza quota, molto più piccola, è quella del welfare aziendale e collettivo: 21,2 miliardi, 2,7% del totale.
Dal Paper emerge che il welfare aziendale può rappresentare uno strumento decisivo attraverso il quale investire maggiori risorse in settori chiave e di grande importanza nei progetti del PNRR: sanità, formazione, inclusione sociale. Oggi il welfare aziendale, infatti, non è più solo un settore complementare del welfare pubblico, ma è diventato anche un fattore di innovazione dei sistemi tradizionali, in grado di generare nuovi modelli di servizio e accelerare la transizione verso modelli di sviluppo sostenibili.
Le imprese sono vicine alle famiglie e sono in grado di interpretarne i bisogni e fornire risposte dirette ed immediate. Il welfare aziendale, aprendosi al territorio, può costituire la base di un nuovo welfare di comunità.
Emerge inoltre che il welfare aziendale delle imprese si trova a fare i conti con diversi fattori: in primo luogo la frammentazione e la dimensione molto piccola della maggior parte delle aziende; in secondo luogo la necessità di introdurre competenze specialistiche e di relazioni con i sistemi di servizio.
Su queste premesse, secondo il Paper, l’esperienza del welfare aziendale potrà espandersi e dare un contributo rilevante al rinnovamento generale dei sistemi di welfare se le istituzioni pubbliche attiveranno partnership a tutti i livelli con le imprese, aiutandole a mettersi in rete e a costruire progetti condivisi con le altre aziende del territorio, con le strutture della sanità, dell’assistenza e dell’istruzione, con le organizzazioni del terzo settore.

Giulio Natalizia, Vice Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria con delega allo sviluppo dei territori, ha dichiarato: “Siamo fermamente convinti che il welfare aziendale sia una delle leve strategiche del Paese per rispondere ai nuovi bisogni sociali in materia di assistenza sanitaria, previdenza, istruzione, formazione e conciliazione dei tempi di vita-lavoro. Le imprese stanno riconoscendo sempre più la centralità del capitale umano facendo, proprio del welfare, uno strumento di crescita dell’impresa. Strumento che incide positivamente sulla competitività delle aziende virtuose che, favorendo la creazione di una migliore occupazione, contribuiscono ad aumentare la ricchezza e lo sviluppo dei territori”.

Sandro Gambuzza, Vice Presidente di Confagricoltura, ha dichiarato: “Confagricoltura è orgogliosa di partecipare in prima linea anche quest’anno all’iniziativa di Generali Italia. Mai, infatti, come in questo delicato periodo storico il welfare aziendale è importante. L’incertezza legata dapprima alla pandemia e ora al conflitto russo-ucraino, ma soprattutto il caro energia e l’aumento dei costi di produzione gravano pesantemente sul bilancio delle famiglie. Dare loro sostegno attraverso il welfare aziendale è quindi fondamentale. Confagricoltura è da tempo impegnata con le sue imprese all’attenzione per le persone, consapevole del ruolo determinante che le aziende, grazie anche allo stretto legame con il territorio e la popolazione, possono giocare nel supportare i propri dipendenti e le loro famiglie”.

Fabio Menicacci, Presidente Welfare Insieme Confartigianato, ha dichiarato: “La cultura del welfare aziendale è un ‘patrimonio’ storico di Confartigianato ed è sempre più diffusa tra gli artigiani e i piccoli imprenditori. Siamo convinti che il benessere in azienda conviene a tutti. Per questo Confartigianato ha promosso WelFare Insieme, impresa sociale costituita nel 2018 per offrire agli imprenditori e ai loro dipendenti, alle persone, alle famiglie e alle comunità servizi di welfare strutturati, permanenti, collegati ai bisogni dei territori. Il nostro impegno consiste nel soddisfare le molteplici e differenti esigenze delle persone e delle imprese con l’obiettivo di creare le indispensabili condizioni per uno sviluppo sociale ed economico equilibrato e sostenibile”.

Gaetano Stella, Presidente di Confprofessioni, ha dichiarato: “Anno dopo anno il welfare si sta dimostrando una leva strategica fondamentale per la crescita sostenibile degli studi professionali. Lo dimostra la nuova edizione del Welfare Index Pmi 2022, promosso da Generali, che si conferma ancora una volta il principale strumento di riferimento della cultura del welfare aziendale e della sostenibilità in Italia. Dal nostro punto di vista, possiamo osservare come il welfare contrattuale sia entrato a pieno titolo nella gestione organizzativa degli studi professionali, favorendo la cultura del benessere e una maggior produttività. In una fase economica estremamente difficile per il settore libero-professionale, sono aumentati gli investimenti nell’assistenza sanitaria e nella formazione del capitale umano, confermando quindi il senso di responsabilità e la consapevolezza dei professionisti – datori di lavoro verso modelli di sviluppo innovativi e sempre più inclusivi”.

Marco Abatecola, Responsabile Settore Welfare Pubblico e Privato di Confcommercio, ha dichiarato: “Il welfare, in questi anni difficili, ha rappresentato una chiave importante per interpretare in modo efficace i nuovi bisogni di imprese e lavoratori. Diffondere quindi una maggiore consapevolezza degli strumenti di welfare messi a disposizione dal nostro sistema, continua a rappresentare per Confcommercio una priorità alla quale vengono dedicate importanti iniziative, sempre con l’obiettivo di dare una risposta più efficiente alle esigenze delle nostre imprese ed ai profondi cambiamenti del contesto lavorativo ed economico. Il welfare, così, non è semplicemente una politica retributiva, ma può essere una leva strategica per incrementare la resilienza, la competitività e le performance aziendali, anche migliorando il benessere dei dipendenti destinatari sia degli strumenti contrattuali che delle sempre più numerose azioni di welfare aziendale nate in questi anni”.

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121 imprese Welfare Champion

Durante l’Evento, che si è svolto al Palazzo della Cancelleria, è stato assegnato a 121 imprese Welfare Champion il massimo rating 5W (erano 22 nel 2017) che indica il presidio e l’innovazione in tutte le aree di welfare.

WWWWW – Welfare Champion
WWWW – Welfare Leader
WWW – Welfare Promoter
WW – Welfare Supporter
W – Welfare Accredited

Storie straordinarie di imprese che si sono impegnate su temi rilevanti per il Paese. Si tratta di realtà che hanno messo in atto numerose iniziative in diversi ambiti del welfare aziendale, dimostrando capacità gestionali e impegno economico-organizzativo elevati, contribuendo a generare impatti sociali significativi sulle comunità interne ed esterne ad esse.

  • Abici Onlus Società Cooperativa Sociale – Palermo, Sicilia
  • AEPI INDUSTRIE Srl – Bologna, Emilia Romagna
  • Agrimad Srl – Cosenza, Calabria
  • Air Service Srl – Treviso, Veneto
  • aizoOn Consulting Srl – Torino, Piemonte
  • Amag Spa – Alessandria, Piemonte
  • Andriani Spa – Bari, Puglia
  • AOC Italia Srl – Bergamo, Lombardia
  • Artigianservizi Srl – Perugia, Umbria
  • Azienda Tricologica Italiana Srl – Roma, Lazio
  • B.M.N. Salus Srl – Isernia, Molise
  • B+B International Srl – Treviso, Veneto
  • Baobab Cooperativa Sociale – Varese, Lombardia
  • Barone Ricasoli Spa Società Agricola – Siena, Toscana
  • beanTech Srl – Udine, Friuli Venezia Giulia
  • Bracaloni Massimo e Puddu Valeria Srl – Livorno, Toscana
  • Brovedani Group Spa – Treviso, Veneto
  • Bureau Veritas Italia SpA – Milano, Lombardia
  • C.B.M. Srl Società Agricola – Ancona, Marche
  • Castel Srl – Milano, Lombardia
  • CEPI Spa – Forlì-Cesena, Emilia Romagna
  • ChemService Srl Controlli e Ricerche – Milano, Lombardia
  • Cicli Lombardo Spa – Trapani, Sicilia
  • Co.Mac. Srl – Bergamo, Lombardia
  • Confartigianato Imprese Bergamo – Bergamo, Lombardia
  • Connecthub Srl – Mantova, Lombardia
  • Consorzio Solidarietà Sociale Forlì-Cesena – Forlì-Cesena, Emilia Romagna
  • Dadina Srl – Bologna, Emilia Romagna
  • DAL BEN Spa – Venezia, Veneto
  • Dopo Di Noi Società Cooperativa Sociale – Udine, Friuli Venezia Giulia
  • Ecorott Srl – Bolzano, Trentino Alto Adige
  • Eicon Srl – Torino, Piemonte
  • Eisai Srl – Milano, Lombardia
  • Elettronica Spa – Roma, Lazio
  • Elisa Scardeoni – Consulente del Lavoro – Brescia, Lombardia
  • Enrico Cantù Assicurazioni Srl – Varese, Lombardia
  • Ergon Stp Srl – Trieste, Friuli Venezia Giulia
  • Europea Microfusioni Aerospaziali Spa – Avellino, Campania
  • Faccin Gonzo & Partners – Vicenza, Veneto
  • Fairmat Srl – Verona, Veneto
  • Farco Group – Brescia, Lombardia
  • Fattoria Solidale del Circeo – Latina, Lazio
  • Ferri Engineering Costruzioni Meccaniche Srl – Modena, Emilia Romagna
  • Furfaro Luca – Studio Professionale – Torino, Piemonte
  • Galvanica Sata Srl – Brescia, Lombardia
  • Gianni & Origoni – Roma, Lazio
  • Grenke Locazione Srl – Milano, Lombardia
  • Gruppo Società Gas Rimini Spa – Rimini, Emilia Romagna
  • Il Tetto Casal Fattoria Cooperativa Sociale – Roma, Lazio
  • Illumia Spa – Bologna, Emilia Romagna
  • Image Line Srl – Roma, Lazio
  • Inel Elettronica Srl – Vicenza, Veneto
  • Integrazione Lavoro Società Cooperativa Sociale – Ferrara, Emilia Romagna
  • Intercos Europe Spa – Monza e della Brianza, Lombardia
  • IRSAP Spa – Rovigo, Veneto
  • Karrell Srl – Bolzano, Trentino Alto Adige
  • La Dua Valadda Società Cooperativa Sociale – Torino, Piemonte
  • La Grande Casa Società Cooperativa Sociale Onlus – Milano, Lombardia
  • La Nuvola Società Cooperativa Sociale Impresa Sociale Onlus – Brescia, Lombardia
  • LabAnalysis Srl – Pavia, Lombardia
  • Laboratoires Expanscience Italia Srl – Mustela – Milano, Lombardia
  • Lizard Srl – Trento, Trentino Alto Adige
  • Lo Scrigno Società Cooperativa Sociale Onlus – Milano, Lombardia
  • Lombardini – Kohler Engines – Reggio Emilia, Emilia Romagna
  • Madonna dell’Uliveto Società Cooperativa Sociale – Reggio Emilia, Emilia Romagna
  • Maps Spa – Parma, Emilia Romagna
  • MarmoinoX Srl – Asti, Piemonte
  • MASMEC Spa – Bari, Puglia
  • Master Srl – Bari, Puglia
  • Mely’s Maglieria srl – Arezzo, Toscana
  • Metal.B. Srl – Vicenza, Veneto
  • Minifaber Spa – Bergamo, Lombardia
  • Monini Spa – Perugia, Umbria
  • Natura Iblea Srl – Paniere Bio – Ragusa, Sicilia
  • Nordauto Spa – Treviso, Veneto
  • OMB Saleri Spa Società Benefit – Brescia, Lombardia
  • Omet Srl – Lecco, Lombardia
  • Openjobmetis Spa – Milano, Lombardia
  • Operari Srl Società Benefit – Milano, Lombardia
  • Pallotta Srl – Terni, Umbria
  • Paolo Babini Cooperativa di Solidarietà Sociale – Forlì-Cesena, Emilia Romagna
  • Paolo Trilli, Iascone, Merelli, Papini & C. Sas – Firenze, Toscana
  • Performance In Lighting Spa – Verona, Veneto
  • Pineta Grande Spa – Caserta, Campania
  • Planetek Italia Srl Società Benefit – Bari, Puglia
  • Portolano Cavallo Studio Legale – Roma, Lazio
  • Progesto Srl Società Benefit – Vicenza, Veneto
  • Progetto Emmaus Onlus Cooperativa Sociale – Cuneo, Piemonte
  • Redimec Snc – Milano, Lombardia
  • Riello Spa – Verona, Veneto
  • ROMEC Snc – Brescia, Lombardia
  • ROVAGNATI Spa – Monza e della Brianza, Lombardia
  • Rubinetterie Bresciane Bonomi Spa – Brescia, Lombardia
  • SAVE Spa – Venezia, Trentino Alto Adige
  • Selle Royal Group Spa – Vicenza, Veneto
  • Sensor ID Srl – Campobasso, Molise
  • Serrature Meroni Spa – Como, Lombardia
  • Servizi CGN Srl Società Benefit – Pordenone, Friuli Venezia Giulia
  • Sidip Srl – Bergamo, Lombardia
  • Sis.Ter Srl – Bologna, Emilia Romagna
  • Skillpharma Srl – Roma, Lazio
  • Società Agricola Ceraudo Roberto Srl – Crotone, Calabria
  • Spinetti Menegaldo Cinti Snc – Padova, Veneto
  • Staff Spa – Mantova, Lombardia
  • STILL Spa – Reggio Emilia, Emilia Romagna
  • Studio Aversano Piermassimo – Pistoia, Toscana
  • Studio Ballotta, Sghirlanzoni & Associati – Bergamo, Lombardia
  • Studio Sila – Brescia, Lombardia
  • Studio Vannucchi e Associati – Prato, Toscana
  • Studio Zanon Consulente del Lavoro – Venezia, Veneto
  • Studiomartini Stp Srl – Ravenna, Emilia Romagna
  • Suanfarma Italia Spa – Trento, Trentino Alto Adige
  • System Logistics Spa – Modena, Emilia Romagna
  • TeaPak Srl Società Benefit – Bologna, Emilia Romagna
  • TEC Eurolab Srl – Modena, Emilia Romagna
  • Termosifonatura F.lli Gnali Srl – Brescia, Lombardia
  • Terrantiga OP Apicoltori Sardi – Cagliari, Sardegna
  • UMBRAGROUP Spa – Perugia, Umbria
  • Vianova Spa – Lucca, Toscana
  • W&H Sterilization Srl – Bergamo, Lombardia
  • Way2global Srl Società Benefit – Milano, Lombardia

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Generali Italia è l’assicuratore più conosciuto in Italia con Є29 miliardi di premi totali e una Rete capillare di 40 mila distributori, oltre ai canali online e di bancassurance. 13 mila dipendenti, Є120 miliardi di asset under management. A Generali Italia fanno capo Alleanza Assicurazioni, Cattolica Assicurazioni, Das, Genagricola, Genertel e Genertellife, Generali Welion e Generali Jeniot.

Confindustria è la principale associazione di rappresentanza delle imprese manifatturiere e di servizi in Italia con una base, ad adesione volontaria, che conta oltre 150mila imprese di tutte le dimensioni, per un totale di 5.382.382 addetti. La mission dell’associazione è favorire l’affermazione dell’impresa quale motore per lo sviluppo economico, sociale e civile del Paese. Confindustria rappresenta le imprese e i loro valori presso le Istituzioni, a tutti i livelli, per contribuire al benessere e al progresso della società. E’ in questa chiave che, attraverso le proprie Associazioni territoriali e di categoria, risponde ogni giorno alle necessità delle imprese, analizzando e interpretando gli scenari competitivi, affiancandole in un percorso di crescita, innovazione e cultura di impresa, che coniuga visione e risposta a fabbisogni specifici.
Confagricoltura è la più antica organizzazione di rappresentanza e tutela dell’impresa agricola italiana. Si impegna per lo sviluppo delle aziende agricole e del settore primario in generale, a beneficio della collettività, dell’economia, dell’ambiente e del territorio. Favorisce l’accesso all’innovazione delle imprese, alla sostenibilità delle pratiche agricole e alla competizione delle aziende sul mercato nazionale e su quelli internazionali. La presenza di Confagricoltura nel territorio nazionale si concretizza in modo capillare attraverso le Federazioni regionali, le Unioni provinciali, gli uffici di zona e le delegazioni comunali.

Confartigianato Imprese è la più grande rete europea di rappresentanza degli interessi e di erogazione di servizi all’artigianato e alle piccole imprese. Nata nel 1946, associa 700.000 imprese appartenenti a decine di settori diversi e nelle quali convivono la tradizione di mestieri antichi e l’innovazione di attività che utilizzano tecnologie d’avanguardia. Confartigianato opera in tutta Italia con una sede nazionale a Roma e 1.201 sedi territoriali, che fanno capo a 103 Associazioni provinciali e a 21 Federazioni regionali, dove ogni giorno 10.700 persone lavorano al servizio degli artigiani e dei piccoli imprenditori.

Confprofessioni è la principale organizzazione di rappresentanza dei liberi professionisti in Italia. Attraverso l’adesione volontaria di 21 associazioni di categoria, la Confederazione italiana libere professioni riunisce un sistema economico e sociale composto da oltre 1,5 milioni di liberi professionisti, che sviluppano un comparto produttivo di 4 milioni di lavoratori che formano il 12,5% del Pil nazionale. La mission di Confprofessioni è promuovere e affermare il lavoro e la cultura professionale nella società e nell’economia, per favorire lo sviluppo e il benessere del Paese attraverso percorsi di crescita inclusivi e sostenibili nell’ambito del lavoro e dell’economia, del diritto e della giustizia, della sanità e della salute, dell’ambiente, del territorio e del patrimonio culturale italiano. Firmataria, per la parte datoriale, insieme con le controparti sindacali del comparto, del Contratto collettivo nazionale di lavoro degli studi professionali, il più rappresentativo del settore professionale nel panorama della contrattazione nazionale, Confprofessioni promuove e tutela gli interessi collettivi delle categorie professionali che si riconoscono nei valori della Confederazione.

Confcommercio-Imprese per l’Italia è la più grande rappresentanza d’impresa in Italia con oltre 700 mila imprese associate del commercio, del turismo, dei servizi, dei trasporti e logistica e delle professioni. Con il suo articolato e diffuso sistema associativo – territoriale, di categoria e di settore – Confcommercio-Imprese per l’Italia tutela e rappresenta le imprese associate nei confronti delle Istituzioni, valorizzando il ruolo del terziario di mercato che è il vero motore dell’economia nazionale. Fanno parte delle attività istituzionali della Confederazione la firma di contratti collettivi nazionali di lavoro e di accordi collettivi di categoria, la promozione di forme di assistenza tecnica alle imprese, di strumenti di previdenza complementare e assistenza sanitaria integrativa e dei Consorzi fidi per favorire l’accesso al credito, così come la promozione di strutture collegate, enti, associazioni e istituti finalizzati allo sviluppo delle imprese e dei settori rappresentati.

In collaborazione con

Innovation Team
Cerved Rating Agency

Estratto del Rapporto 2021 | Focus: Norme aziendali: valori e diritti

L’indagine 2021 di Welfare Index PMI si occupa per la prima volta, in quanto specifico ambito di indagine, del tema dei valori e dei diritti. Da anni oggetto di riflessione e intervento soprattutto da parte delle imprese più grandi e strutturate, la questione di come normare i diritti e con quali strumenti tutelarli è oggi sempre più al centro dell’attenzione anche delle imprese piccole e medie.

Un primo dato è illustrato nella FIGURA 69. Poco più di una PMI su quattro, il 25,9%, ha adottato un codice etico o una carta dei valori: si tratta normalmente di un documento che stabilisce i valori ispiratori aziendali e un insieme di regole morali e di comportamento alle quali tutti i lavoratori devono attenersi. Le differenze tra imprese con livelli diversi di welfare sono eclatanti: 9,8% tra quelle di livello iniziale, 25,2% tra quelle di livello medio, 48,2% al livello alto e infine 76,0% al livello molto alto.

Figura 69
Figura 69

Il 18,6% delle PMI si sono invece dotate di un processo formalizzato per la segnalazione di condotte illecite sul luogo di lavoro. Anche in questo caso la quota varia notevolmente per livello di welfare aziendale, dal 6,0% delle imprese in fase iniziale fino al 51,3% di quelle al livello molto alto.

Figura 70
Figura 70

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Estratto del Rapporto 2021 | Focus: giovani e lavoro

Le imprese sostengono il sistema educativo e offrono un contributo importante alle famiglie in diversi modi:

  • Supportano le famiglie nella prima fase del ciclo educativo dei figli, sia sostenendo la genitorialità con misure di flessibilità lavorativa (17,8% delle PMI) e integrazione del congedo (15,9%), sia offrendo direttamente o tramite convenzioni facilitazioni importanti come asili nido, scuole materne, attività del doposcuola (2% circa).
  • Sostengono economicamente le famiglie lungo tutto il ciclo educativo e scolastico dei figli, rimborsando le spese per le rette e gli altri servizi collegati alla scuola (libri, mensa, gite…). La quota di PMI che prevedono almeno una misura in questo ambito si attesta al 4,6% ed è in crescita, anche in ragione del favorevole trattamento fiscale riservato a questi servizi.
  • Contribuiscono al percorso di crescita dei figli dei lavoratori con servizi di tutoring e orientamento scolastico e professionale, oppure con iniziative per premiare il merito.
  • Favoriscono l’accesso delle famiglie alla cultura e ai servizi per il tempo libero: iniziative ed eventi, abbonamenti a offerte culturali (musei, cinema, teatro…), corsi di formazione extraprofessionale, centri estivi e invernali per i figli, convenzioni con centri sportivi. Le PMI che hanno attivato almeno una di queste iniziative sono il 4,7%.
  • Promuovono la mobilità sociale cooperando con le strutture educative del territorio, alleandosi con le Università per progetti di ricerca, creando programmi di alternanza scuola-lavoro e di inserimento, istituendo borse di studio. Azioni di questo tipo riguardano complessivamente il 3,1% delle PMI.

Si tratta dunque di un universo frammentato e complesso di iniziative, che interessa oggi solo una quota minoritaria di imprese; e tuttavia è questo un ambito fondamentale di azione del welfare aziendale, che grazie alla vicinanza delle imprese alle famiglie può offrire un apporto determinante. Ancora più determinante se si considera la rilevanza dei problemi dell’educazione e della mobilità sociale per la crescita del nostro Paese.

Pochi dati, illustrati nella FIGURA 67, sono sufficienti a inquadrare il divario che separa l’Italia dal resto dei principali paesi europei. Tra i giovani di età compresa tra 25 e 34 anni, in Italia appena il 28,9% hanno completato il ciclo di istruzione fino al livello universitario, contro una media europea del 40,5% e a notevole distanza da realtà come Paesi Bassi, Francia o Spagna.

Figura 67
Figura 67

Il fenomeno dell’abbandono scolastico è anch’esso preoccupante. In Italia il 13,1% dei giovani tra 18 e 24 anni hanno conseguito al più il titolo di scuola secondaria inferiore e hanno quindi interrotto del tutto il proprio percorso scolastico o formativo. Anche in questo caso il dato italiano è superiore alla media europea (9,9%) e a quello di paesi come Germania e Francia.

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Estratto del Rapporto 2021 | Focus sull’agricoltura sociale

Fin dalla sua prima edizione nel 2016 una sezione speciale di Welfare Index PMI è dedicata all’agricoltura sociale. All’edizione 2021 dell’indagine, condotta con il supporto di Rete Fattorie Sociali, hanno preso parte 59 organizzazioni che hanno risposto ad un questionario a loro riservato.

L’agricoltura sociale è un movimento in forte ascesa cui partecipano sia realtà del terzo settore (cooperative, associazioni, …) sia, con frequenza crescente, le imprese agricole che allargano il raggio di azione nella direzione di un maggiore impegno sociale. È indubbiamente un ambito di particolare interesse per il welfare aziendale, nonché un terreno di innovazione per le pratiche di inclusione.

Obiettivo dell’agricoltura sociale è infatti favorire, attraverso l’attività agricola, l’inclusione lavorativa e il benessere fisico, psicologico e sociale delle persone, in primis quelle in condizioni di fragilità. La FIGURA 71 classifica le aree di intervento dell’agricoltura sociale in quattro ambiti:

  • attività educative e ludico-ricreative (82,7% dei partecipanti all’indagine), un range molto esteso e differenziato che spazia dall’educazione ambientale alle fattorie sociali e didattiche fino alla salvaguardia della biodiversità;
  • inserimento socio-lavorativo di persone in condizioni di fragilità (80,8%);
    area socio-assistenziale (62,9%): servizi e prestazioni sociali per le comunità locali che hanno come obiettivo la promozione dello sviluppo di abilità e l’inclusione sociale;
  • area socio-sanitaria (51,9%), focalizzata sulle prestazioni a supporto delle terapie mediche, psicologiche e riabilitative con l’obiettivo di migliorare le condizioni di salute e le funzioni sociali, emotive e cognitive delle persone in condizioni di fragilità.
Figura 71

Le organizzazioni dell’agricoltura sociale si distinguono per una spiccata multifunzionalità: il 30,5% sono attive in tutte e quattro le aree, il 33,9% in tre aree. Gli obiettivi specifici dell’agricoltura sociale si concretizzano in una pluralità di iniziative e prestazioni diverse, illustrate nella FIGURA 72. Le più praticate sono l’inclusione socio-lavorativa, la formazione e le attività diurne per persone in condizioni di fragilità. Oltre la metà delle organizzazioni si attivano inoltre con iniziative di educazione ambientale, pratiche riabilitative di coterapia e organizzazione di centri estivi.

Figura 72

Tra le altre attività si segnalano infine le fattorie didattiche, il turismo agricolo-sociale, l’accoglienza residenziale per persone svantaggiate, i servizi per l’infanzia. Le persone cui si rivolge l’agricoltura sociale sono molteplici e le organizzazioni mostrano una spiccata capacità di accogliere sensibilità diverse (FIGURA 73): 32,2% si occupano di più di sei categorie di persone, 33,9% di quattro o cinque.

Figura 73

Le categorie cui più spesso si indirizza l’agricoltura sociale sono le persone con disabilità mentale o fisica, i giovani e i minori in condizioni di disagio, gli immigrati / rifugiati, i disoccupati di lungo corso, le persone con problemi legati alle dipendenze.

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Estratto del Rapporto 2021 | Focus sul lavoro a distanza e sulla conciliazione vita-lavoro

La pandemia ha determinato un impatto dirompente sull’organizzazione del lavoro e sul rapporto tra il lavoro e la vita familiare, accelerando alcuni processi di evoluzione già in atto e producendo cambiamenti la cui portata è oggi ancora difficile da quantificare e qualificare.

Dallo scoppio dell’emergenza a oggi, il 37,7% delle PMI hanno praticato il lavoro a distanza, ma solo poche di queste (8,4%) lo praticavano già in precedenza, spesso su un numero limitato di lavoratori cui l’impresa riconosceva maggiore flessibilità in ragione di esigenze familiari specifiche. Il dato davvero significativo è invece rappresentato dal 29,3% di PMI che hanno introdotto il lavoro a distanza in occasione dello scoppio dell’emergenza, che le ha di fatto costrette a sperimentare direttamente sul campo, e su un numero ampio di lavoratori, forme inedite di organizzazione e gestione del lavoro (FIGURA 60).

Figura 60

L’impatto è evidentemente molto differenziato per settore produttivo e caratteristiche specifiche delle imprese, ma ha riguardato trasversalmente una parte rilevante del sistema produttivo.

Tra le imprese che lo hanno adottato (37,7%), nel 22,9% dei casi il lavoro a distanza ha riguardato una quota maggioritaria della popolazione aziendale, nel 14,2% dei casi una quota compresa tra il 20% e il 50% dei lavoratori e nel rimanente 62,9% dei casi una quota inferiore al 20%.

A circa un anno e mezzo dall’inizio dell’emergenza, le PMI gestiscono l’organizzazione del lavoro in modalità diverse (FIGURA 61): 18,8% utilizzano il lavoro a distanza per la quota maggioritaria del tempo, 29,8% prevedono un equilibrio tra lavoro remoto e in presenza, 17,9% utilizzano il lavoro a distanza per una quota minoritaria del tempo. Una quota rilevante, 33,9%, non hanno adottato sistematicamente l’uno o l’altro modello privilegiando invece un sistema flessibile calibrato sulle esigenze specifiche dei lavoratori.

Figura 61

Il lavoro a distanza viene gestito dalle imprese con differenti politiche organizzative. Ai due estremi, il 28,3% delle PMI adottano un approccio direttivo definendo regole puntuali e prescrittive (ad esempio la turnazione dei lavoratori), mentre il 33,7% lasciano la massima libertà ai lavoratori nell’organizzare tempi, attività e luoghi del lavoro. La soluzione intermedia, in cui l’impresa definisce regole generali lasciando un certo grado di autonomia ai lavoratori, è la più diffusa e riguarda il 38,1% delle PMI coinvolte nel lavoro a distanza.

Le dichiarazioni rilasciate dalle imprese consentono di fare alcune ipotesi, benché preliminari, sugli esiti possibili di questa prolungata fase di discontinuità. Una volta superata la pandemia, la larga maggioranza delle PMI che hanno sperimentato il lavoro da remoto (71,5%) ritengono di tornare non appena possibile all’organizzazione precedente, con presenza stabile sul luogo di lavoro. Una quota comunque significativa, circa un’impresa su quattro, dichiara di volersi orientare verso un modello ibrido, che bilanci lavoro da remoto e presenza fisica. Solo un’esigua minoranza, infine, ritiene che il lavoro a distanza sarà prevalente anche una volta superata l’emergenza.

L’apertura verso modalità del lavoro più agili e flessibili è fortemente influenzata, oltre che dalle specificità dell’impresa (attività, dimensione, localizzazione…), dalla stessa cultura aziendale che informa il management e l’organizzazione stessa. La FIGURA 62 mostra il netto divario, nell’orientamento per il prossimo futuro, tra le imprese al livello iniziale di sviluppo nel welfare aziendale e le imprese con un livello alto o molto alto. Per queste ultime, l’equilibrio tra lavoro a distanza e in presenza è infatti l’opzione che raccoglie il consenso più diffuso (55,2%).

Figura 62

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